All'inizio di aprile, nell'anno '83, che mi svegliai una mattina e trovai Sherlock Holmes completamente vestito, a fianco del mio letto.
Di solito si alzava tardi e, poiché l'orologio sulla mensola del camino mi diceva che erano solo le sette e un quarto, lo guardai con una certa sorpresa, e forse anche con un po' di risentimento, perché ero molto regolare nelle mie abitudini.
- Spiacente di svegliarvi di colpo, Watson - disse - ma stamane è accaduto a tutti.
La signora Hudson è stata svegliata, si è rifatta su di me ed io su di voi.
- Di che si tratta? Un incendio?
- No, un cliente. Sembra che una giovane donna sia arrivata in un considerevole stato di agitazione e che insista per vedermi.
Ora sta aspettando nel salotto.
Dunque, quando le giovani donne vagano per la città a quest'ora del mattino e fanno alzare dal letto gente assonnata, presumo che abbiano da raccontare qualcosa di molto urgente.
Se dovesse dimostrarsi un caso molto interessante sono certo che a voi piacerebbe seguirlo fin dall'inizio.
Perciò ho pensato di dovervi svegliare e di offrirvi l'opportunità. - Mio caro amico, non vi rinuncerei per niente al mondo! Non esisteva per me piacere più intenso di quello di seguire Holmes nelle sue investigazioni professionali e di ammirare le sue rapide deduzioni, veloci come le intuizioni ma comunque sempre fondate su una base logica, con cui dipanava i problemi che gli erano sottoposti.
Mi vestii rapidamente e in pochi minuti fui pronto ad accompagnare il mio amico nel salotto del piano inferiore. Una signora vestita di nero e pesantemente velata, che era seduta vicino alla finestra, si alzò quando entrammo.
- Buon giorno signora - disse allegramente Holmes.
- Il mio nome è Sherlock Holmes. Questo è il mio amico e socio dottor Watson, davanti al quale potete parlare come davanti a me. Ah, sono lieto di vedere che la signora Hudson ha avuto il buonsenso di accendere il fuoco.
Prego, avvicinatevi al caminetto e io vi ordinerò una tazza di caffè bollente, poiché vedo che state tremando.
- Non è il freddo che mi fa tremare - disse la donna a voce bassa mentre cambiava posto, come le era stato chiesto.
- Che cosa dunque?
- La paura, signor Holmes. Il terrore!
- Alzò il velo mentre parlava e potemmo vedere che era davvero in un pietoso stato di agitazione, con il volto tirato e grigio, con gli occhi spaventati e inquieti come quelli di un animale inseguito.
I suoi lineamenti e la figura erano quelli di una donna sulla trentina, ma i capelli erano striati di un grigio prematuro e la sua espressione era stanca e sofferente. Sherlock Holmes la squadrò con uno dei suoi rapidi sguardi che osservavano tutto.
- Non dovete aver paura - disse rassicurante, chinandosi ad accarezzarle l'avambraccio.
- Presto metteremo le cose a posto non ne dubito. Siete venuta in treno questa mattina, vedo.
- Allora sapevate di me?
- No, ma vedo la seconda metà di un biglietto di ritorno nel palmo del vostro guanto sinistro. Dovete essere partita presto, e avete fatto un lungo tragitto in un calesse, per strade fangose prima di raggiungere la stazione.
La signora ebbe un sobbalzo violento e fissò stupita il mio compagno.
- Non c'è alcun mistero, cara signora - disse lui sorridendo - La manica sinistra della vostra giacca è sporca di fango in almeno sette punti.
Le macchie sono assolutamente recenti. Non c'è alcun veicolo, salvo il calesse, che sollevi il fango in quel modo, solo quando si è seduti alla sinistra del guidatore.
- Qualunque sia il vostro ragionamento, le conclusioni sono esatte - disse lei. - Sono partita da casa prima delle sei. Ho raggiunto Leathemead alle sei e venti e sono arrivata con il primo treno alla stazione di Waterloo.
Signore, non posso sopportar questa tensione più a lungo. Se continua impazzirò. Non ho nessuno a cui rivolgermi, salvo uno che si preoccupa per me e lui poveretto, può essermi di poco aiuto.
Ho sentito parlare di voi, signor Holmes; me ne ha parlato la signora Farintosh che avete aiutato in un momento di grande bisogno. Ho avuto da lei il vostro indirizzo. Oh, signore credete di poter aiutare anche me o a meno di gettare un

