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Una mattina Gengis Khan, grande condottiero mongolo e la sua corte uscirono per una battuta di caccia, mentre i suoi compagni avevano portato arco e freccia, Gengis Khan aveva sul braccio il suo falcone prediletto, che era migliore e più preciso di qualunque freccia, perché poteva librarsi nel cielo e vedere tutto ciò che un essere umano non può vedere.
Tuttavia, nonostante il grande entusiasmo del gruppo, non riuscirono a trovare nulla.
Gengis Khan, lungo la via del ritorno, molto contrariato per il fallimento della battuta, si staccò dalla comitiva e proseguì da solo.
Il cammino si prolungò più del previsto e si ritrovò stanco e assetato.
A causa della calura estiva, i torrenti incontrati erano tutti asciutti e non aveva la possibilità di dissetarsi.
Finalmente vide un filo d'acqua che scendeva lungo una roccia proprio di fronte a lui.
Fece volar via il falco che teneva sul braccio, afferrò un bicchiere d'argento che portava sempre con sè e lo fece riempire con l'acqua che scorreva lungo la roccia ma, mentre stava per portarselo alle labbra, il falcone spiccò il volo e gli strappò di mano il bicchiere , facendolo cadere lontano.
Gengis Khan si infuriò, ma l’animale era il suo favorito, e pensò che forse anche lui avesse sete.
Raccolse il calice, tolse la polvere e tornò a riempirlo.
Quando fu pieno a metà, il falcone attaccò nuovamente, rovesciando il liquido. Gengis Khan adorava il suo animale, ma sapeva anche che non doveva lasciarsi

